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di Antonio Cavalancia |
| Non avrei mai immaginato di trovarre li dentro tanti giovani delinquenti. Dopo un paio di settimane ad Albany, mi vennero a trovare altri due ispettori dell’emigrazione, uno era Michele Costello, l’altro un certo Mr. Fiske. Il Sig. Costello parlava un italiano/napoletano molto diffuso nello stato di New York, dove c’era una vera e propria colonia di napoletani. Il Sig. Costello, con il tempo, prese a benvolermi perché gli ricordavo suo figlio Riccardo, giovane dal futuro brillante, morto nella guerra di Korea del Nord. Una sera mi venne a prendere nel carcere mi portò in casa sua, e mi fece dormire nella stanza di suo figlio. In questo frattempo presero anche mio padre, che si trovava a Plattsburgh NY. Fu interrogato per ore ed ore. In particolare gli investigatori volevano sapere come mai si trovasse negli USA e perché aveva affrontato un così lungo e difficile viaggio. In effetti ritenevano che fosse una “spia comunista”: era il tempo della grande caccia di McCarthy ai comunisti Americani... Poiché dal serrato interrogatorio non emergeva niente, i poliziotti americani fecero ricorso al famoso “siero della verità”. Ma neppure in questo caso venne fuori quello che essi credevano. Allora lo portarono nel carcere dove ero rinchiuso anch’io in attesa di andare a Burlington (Vermont), dove si doveva tenere la causa. Mio padre si presentò ridotto in pessime condizioni di salute, soprattutto psichica: il siero aveva avuto un effetto devastante sulla sua psiche!. Confesso di aver avuto timore di restare con lui di notte. Un giorno mi resi conto che non era più il caso di star con lui. Chiamai il Sig. Costello per dirgli della mia situazione. Costello si rese conto subito della situazione e fece in modo che io fossi separato da mio padre... Alla fine mio padre fù giudicato non colpevole di reato. (Per diversi anni, dopo che fu rimpatriato, rimase in una situazione critica mentale ed era intrattabile. Fortunatamente con il tempo, guarì del tutto). |
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Ero li che dormivo su un divano, quando il contadino mi toccó la spalla e mi disse che era ora di partire. Fuori c’era l’americano con la Cadillac. Mi fece segno di far silenzio per poi salire in auto. Capii che stavamo viaggiando su una strada di campagna per il grande movimento dell’auto che rimbalzava come una palla. Quando si fece giorno non riuscivo a capire dove mi trovavo. Quando arrivammo a Saratoga Springs mi dissero che avevamo attraversato due Stati. Dopo aver fatto sosta per circa 3-4 ore a Saratoga Springs, riprendemmo il viaggio, sempre in auto, per raggiungere Schenectedy NY, dove abitava mio padre ed anche la famiglia di A.C.. Dopo un paio di giorni, trovai lavoro in un forno di emigranti italiani, e precisamente della Campania, si chiamavano Mastroianni. La paga, ovviamente, non era un granché nonostante lavorassi notte e giorno... Vi rimasi per un paio di mesi, dopo entrai nella compagnia ferroviaria della Hudson & Delaware. Li lavoravano Michele e Guglielmo con un marchiggiano. Quel lavoro non era pesante per me, anche se non avevo mai fatto lavoro di manovalanza. Un giorno, mentre eravamo li a sistemare una traversa, si presentarono due signori ben vestiti che chiesero di me, Antonio Cavalancia, e di Giuseppe Mossa. Eravamo gli unici giovani del gruppo di operai. I due erano agenti dell’emigrazione. Ci presero e ci condussero in una stazione di polizia comunale, dove ci lasciarono dicendoci che sarebbero ritornati di lì a poco. In realtà gli ispettori tornarono nel posto dove noi eravamo stati presi per arrestare anche Michele e Guglielmo. Ma essi, avendo capito tutto, riuscirono a fuggire prima che questi arrivassero sul posto. Gli ispettori, allora, si presentarono di sera tardi nella loro abitazione, ma Miche e Guglielmo, saltando da una finestra di pianterreno non si fecero prendere. L’indomani seppi che Michele e Guglielmo avevano raggiunto Montreal. Zi Giacchine venne preso dopo un paio di settimane. Io venni condotto in un carcere di Albany NY.
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